Un briciolo di chiarezza non guasta mai…

 

cristalloFirenze, 25 maggio 2011

Cari Colleghi,

mentre le testate nazionali diffondono i dati e le valutazioni contenute nel “Rapporto Annuale” dell’Istat – che registra una “una situazione di persistente deterioramento del mercato del lavoro“, che penalizza soprattutto donne e giovani – e mentre l’Osservatorio sul Capitale Sociale pubblica i risultati di un sondaggio nel quale ben il 44,2% dei libero professionisti intervistati ritiene precario il proprio lavoro, i boatos interni alla nostra categoria riferiscono di incontri “carbonari” svoltisi, su esclusivi inviti del Ministro della Giustizia, con gli esponenti degli Ordini graditi al medesimo per concordare esigue modifiche alla normativa sulla media-conciliazione, modifiche che, beninteso, non ne pregiudichino l’obbligatorietà.

Nello stesso tempo, il parlamento “cova” lo schema di disegno di legge di iniziativa governativa recante “interventi in materia di efficienza del sistema giudiziario”, un provvedimento, cioè, che tenderebbe a far rientrare dalla “finestra” le stesse folli ed insultanti modifiche ed integrazioni del codice di procedura civile che l’ineffabile ministro Alfano tentò di introdurre l’anno scorso, “dalla porta” e senza successo, in occasione del maxi emendamento alla manovra finanziaria.

In verità, non avevamo bisogno dei dati Istat per avere contezza della situazione economica italiana e, ancor meno, avevamo bisogno dei risultati del sondaggio dell’Osservatorio sul Capitale Sociale per misurare la condizione della giustizia italiana e, con essa, della nostra professione. Ci basta “praticare” i tribunali, ci basta percepire sulla nostra pelle la crescente ed inarrestabile perdita di funzione e di prestigio sociale della nostra professione, ci bastano gli scambi con i Colleghi o gli sguardi sconsolati dei tanti giovani avvocati che incontriamo nelle aule.

La situazione che viviamo ci induce, come sempre del resto, a riflettere sulle migliori modalità di rappresentanza della categoria, sia a livello nazionale che locale, sia a livello istituzionale che associativo.

Perché se è vero che la condizione della giustizia italiana si deve a sconcertanti scelte, commissive o omissive, proprie della politica, è anche vero che la difesa della professione forense richiede anche la valorizzazione della stessa da parte degli organismi, istituzionali e associativi, della categoria.

Per queste ragioni abbiamo denunciato la tentazione del C.N.F. di disattendere i deliberati del Congresso Forense di Genova.

Per le stesse ragioni, a livello locale, riteniamo anche opportuno svolgere ora, a “bocce ferme”, alcune considerazioni sull’ultimo periodo che ha caratterizzato il dibattito nel nostro Foro, dopo aver letto, silenti ma non certo disattenti, la serie di comunicati incrociati di alcuni Consiglieri e della loro Associazione di riferimento sia sulla questione media-conciliazione, sia sulla Fondazione, e dopo aver registrato, con stupore e fastidio, le polemiche che hanno preceduto e seguito l’assemblea dell’Ordine per l’approvazione del bilancio.

Le polemiche, vi è noto, hanno riguardato i finanziamenti destinati dal bilancio preventivo del nostro Ordine all’Organismo di Conciliazione di Firenze ed alla Fondazione per la Formazione Forense.

Solo apparentemente, peraltro, le predette polemiche hanno riguardato il quantum degli appostamenti di bilancio, ma le argomentazioni circolate, a ben vedere, contenevano rilievi anche sull’an delle scelte di bilancio.

Ebbene, poiché il bilancio è stato approvato a larghissima maggioranza dei tanti Colleghi che hanno deciso di presenziare all’assemblea dell’Ordine del 13 aprile – la più partecipata nella storia del nostro Ordine – riteniamo opportuno ricordare alcune questioni di fondo che, ieri come oggi, attengono all’an delle scelte operate dal nostro Consiglio.

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L’Organismo di Conciliazione di Firenze ha, fra i soci fondatori, non solo l’Ordine degli Avvocati di Firenze, dei Dottori Commercialisti ed il Consiglio Notarile dei Distretti di Firenze Prato e Pistoia, ma anche, è bene ricordarlo, il Sindacato degli Avvocati di Firenze e Toscana, Avvocatura Indipendente, l’Aiga ed alcune delle associazioni specialistiche operanti nel nostro foro.

L’O.C.F. venne costituito quando il D.lgs. 28/2010 che ha introdotto la media-conciliazione obbligatoria quale causa di procedibilità della domanda giudiziale non era nemmeno “alle viste” – non essendo stata ancora emanata la legge delega – e la “scommessa” dell’avvocatura istituzionale ed associativa fiorentina fu quella di estendere anche e soprattutto all’area delle professioni giuridico-economiche la cultura delle A.D.R., nella convinzione, cioè, che la cultura della mediazione può ben coesistere con la migliore cultura tecnico-processuale e nel tentativo di non escludere gli operatori del diritto da una serie potenzialmente vasta di conflitti sui diritti delle persone.

Niente a che vedere, quindi, con l’orrida ed incostiuzionale obbligatorietà della media-conciliazione del D.lgs. 28/2010.

Ci è sembrata pertanto velleitaria la pretesa, sottesa allo slogan “giù le mani dalla giurisdizione”, di raffigurare, all’interno del nostro Foro, una avanguardia di paladini della giurisdizione che si contrapporrebbe a chi riterrebbe che della pubblica giurisdizione gli avvocati (ed ancor prima i cittadini) possano fare a meno, così come abbiamo trovato davvero maldestro il tentativo di individuare il nemico della giurisdizione nel nostro Consiglio dell’Ordine, quel Consiglio, lo ricordiamo incidentalmente, che ha deciso l’intervento ad adiuvandum nel ricorso al T.A.R. Lazio promosso contro il regolamento n. 180/2010 – e che ha determinato la rimessione alla Corte Costituzionale del famigerato D.lgs. 28/2010 – e che ha approvato e diffuso a tutti i Colleghi l’istanza di disapplicazione dell’art. 5, comma 1, del D.Lgs 28/2010, da utilizzare nei procedimenti giudiziari eventualmente instaurati senza il previo esperimento del tentativo di conciliazione.

Altri sono i nemici della giurisdizione, purtroppo anche interni all’avvocatura e, per quanto ci riguarda, non riteniamo di aver bisogno di estemporanei comunicati per dimostrare a chicchessia la nostra cultura della giurisdizione, avendo da tempo ed in molte occasioni denunciato la deriva in atto nel nostro paese, quella deriva che l’attacco palese alla tutela giurisdizionale dei diritti e la marginalizzazione e mortificazione dell’Avvocatura evidenzia.

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Anche la Fondazione per la Formazione Forense, costituita nel 2006, ha attribuito all’avvocatura fiorentina un prezioso strumento, cioè, come si legge nell’atto costitutivo, “una struttura stabile destinata a soddisfare la richiesta di attività di formazione, aggiornamento ed informazione professionale forense”.

Anche per la Fondazione l’avvocatura fiorentina ha voluto coltivare un’ambizione e perseguire un chiaro obiettivo: quello, cioè, di ritenere che l’obbligo di aggiornamento possa essere garantito in forma autonoma dall’avvocatura, anche grazie alla valorizzazione delle esperienze formative delle associazioni operanti nel nostro Foro e questo al fine di arginare la penetrazione del “mercato” degli avvocati da parte dei soggetti mercantili operanti nel campo della formazione professionale.

C’è una difesa della categoria dietro la Fondazione e, ancor prima, la difesa della cultura giuridica che non può essere subalterna a logiche commerciali.

È bene ribadire ancora oggi, a distanza di cinque anni dalla costituzione, quella che è stata e resta la “scommessa” sottesa alla decisione di costituire la Fondazione, anche perché l’insistenza di alcune polemiche – come quella di una maggiore apertura alla “formazione a distanza” (FAD), già compresa dall’art. 12, 1° comma, lettera c) del nuovo regolamento, pur con le precisazioni indicate nel successivo 5° comma – non ci sembra coerente con la ratio della Fondazione, soprattutto quando ci capita di leggere nel corpo docente di eventi promossi, a caro prezzo, da società commerciali nomi noti di nostri Colleghi.

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Infine.

In occasione dei distinguo formulati in sede di approvazione del bilancio abbiamo dovuto apprendere, senza averlo richiesto, di impudiche teorie secondo le quali un asserito “patto fra gentiluomini” imporrebbe ai Consiglieri di approvare pedissequamente ed all’unanimità ogni delibera – fra le quali quelle che decidono l’an ed il quantum delle voci di bilancio, demandando al Tesoriere il conseguente appostamento – “patto” che, tuttavia, non impedirebbe ai Consiglieri “gentiluomini” di smentire decisioni alla cui assunzione hanno concorso.

Ci dispiace, ma noi crediamo nel libero arbitrio, nella responsabilità istituzionale, nella trasparenza e nella lealtà.

Buon lavoro a tutti.

Il Sindacato degli Avvocati di Firenze e Toscana