DECENNALE DELLA MORTE DELL’AVV. PIER LUIGI DI MARCO

RICORDO DI UN FORTE AVVOCATO SINDACALISTA

PIER LUIGI DI MARCO
Firenze 21 gennaio 1938 – Siena 9 giugno 2007

Dieci anni fa ci lasciava immaturamente, per una rara malattia incurabile, uno degli avvocati del nostro Foro, fra i più noti e significativi sicuramente a livello nazionale.

 

Piero era un amico impetuoso e un professionista tenace, forte nelle contrapposizioni ma generoso nelle relazioni umane. Pieno di impeto e di vitalità (espressa fin dalla partecipazione alla goliardia nell’ambito universitario) trasferì il suo modo passionale e trascinatore nella vita professionale. Fu indimenticabile dirigente per molti anni a cominciare dal 1972, del Sindacato degli Avvocati di Firenze e Toscana, associazione che portò alla ribalta della scena cittadina e distrettuale in un’epoca nella quale l’intera società civile cercava una nuova strada per uscire dagli “anni di piombo”.

Sulla spinta del suo spirito sindacale, fu un eccellente membro del Comitato dei Delegati della Cassa di Previdenza Forense: fu eletto nel 1976 e si appassionò talmente alle gravi e preoccupanti vicende che a quei tempi tormentavano la Cassa (in pericolo di dissesto e di liquidazione) che prese a frequentare anche più del suo stretto dovere l’antica sede romana della Cassa in piazza Cola di Rienzo. Arrivò a dire, scherzando, che il centro del suo universo romano era la piazza Cola di Rienzo, tanto che, ovunque intendesse poi andare, prima di tutto si recava in quella piazza e da lì poi si orientava verso la sua meta stabilita.

Tanta attenzione e tanta assiduità non erano frutto né di boriosa ambizione né di fatuo presenzialismo; erano invece espressione di grandissimo, approfondito, impegno personale nei principi e nelle problematiche della previdenza forense e, più in generale, della sicurezza sociale del professionista avvocato. Fu infatti lui – insieme a un gruppo di altri appassionati, fra cui merita di essere menzionata Fernanda Contri destinata poi, per la sua intelligenza e la sua capacità, ad altissime fortune politiche – ad essere protagonista della strenua battaglia presso il governo e presso il parlamento perché anche l’avvocatura avesse assicurato il suo sistema previdenziale.

Da questa battaglia nacque la fondamentale riforma del 1980 che, attraverso gli anni fino a che le congiunture economiche non si trovarono del tutto cambiate, salvò la Cassa e dimostrò ampiamente la sua bontà di impianto.

Ma non basta: Piero Di Marco fu poi anche consigliere dell’Ordine di Firenze per diverse consiliature distinguendosi per impegno costante e fattività. Scriveva anche animati articoli, con venature di beffarda ironia, sul “Notiziario Forense”, rivista che allora era diffusa in tutta Italia.

Chi l’ha conosciuto lo ricorda così: impetuoso, prepotente, brusco, decisionista; ma anche gioviale, festaiolo, cantante con bella voce tenorile, sarcastico, generoso anfitrione; e ciò senza pregiudizio dell’essere sempre professionista impegnato, tenace e combattivo, padre di famiglia amorevole, paziente e amato. E così vogliamo rammentarlo anche a chi lo ha solo sentito nominare, grazie a quel cognome che il figlio Jacopo, nostro collega, porta dignitosamente nel Foro (e che la figlia Ginevra porta con grande successo nel mondo della musica rock).

Questo era Piero Di Marco, con i suoi difetti (pochi), e con i suoi pregi (moltissimi). Tutta la famiglia forense gli è debitrice di una parte considerevole del proprio progresso.